Pavé, voto alto. Ai prodotti.

Breakfast revolution. Appena entri, la scritta. Uno slogan. Si, Pave’. Me lo avete suggerito tutti. Li conoscevo. La prima volta li ho sentiti nominare quattro anni fa, erano fra i 25 finalisti. Si stava per eleggere il miglior bar d’Italia. Tutto un po’ a caxxo di cane, partecipava chi faceva le brioches e chi preparava le pappardelle con il tonno all’ora di pranzo e i mojito la sera. Ricordo come ora, ero nella giuria, assai perplesso. Ricordo anche le pressioni per far vincere un bar di Lecce, se non erro.
Pave’, dunque. Stamattina. Aria di primavera. Cielo sereno. Lei, magia pura. Entriamo. Via Felice Casati, al 27. Il posto è molto austero e molto da nerd boscaiolo. Ti pare di essere in una caffetteria americana di provincia. Finto vintage, colori smorti. Non una grande atmosfera, anzi, l’ambiente è un tantino ostile. Il servizio ottimo e veloce, hanno tanto personale.
La brioche classica vale. Pare di cristallo, ti si rompe in mille pezzi appena la mordi. A me questa sensazione piace da matti. Aaaaaah dovevate vedete lei, che classe. Come cercava di romperla lentamente con quelle lunghe dita affusolate.
Quella alla crema ha un peso notevole, sa di ricchezza. Difatti la crema abbonda. Voto ancor più alto. Il laboratorio è a vista, il che è rassicurante. Piace sempre quel via vai dei ragazzi che impastano e sfornano.
Vendono anche il pane. Uno intero 9 euro, oppure 7. Puoi prendere anche la metà, spendendo esattamente la metà.
Il locale è pieno, quasi al limite. Persone del quartiere, immagino. Nerd, nerdissimi. È un ordinario mercoledì di una settimana qualsiasi, l’ora è un po’ ingannevole per capire il target abituale.
Prodotti super, atmosfera smorta. Certo, conta la qualità, ed è eccelsa.

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