Caviale, mon amour

Caviale. “Dal lockdown in poi lo vendiamo come non mai. Pazzesco”.

Rewind. Andiamo con ordine.Qualcuno penserà che si consumi di meno e che appartenga agli anni ottanta e novanta. Ricordate la copertina con la Bellucci nuda, “dipinta” e spalmata dall’oro nero? Diventò famosa nel mondo intero, altro che per via del cinema. Andò contemporaneamente su Esquire e GQ, ci furono delle diatribe anche legali, ma non divaghiamo. Erano comunque dei bei tempi, quando le riviste vendevano centinaia di migliaia di copie grazie esclusivamente alle bellezze in copertina: ora sono piene di poeti saccenti e tediosi salvatori del pianeta. Tradotto, le riviste sono fallite. Giustamente. A chi mai potrà interessare una rivista scritta da giornalisti pallosi e noiosi che parlano di argomenti pallosi e noiosi. Difatti si è passati da centinaia di migliaia di copie a quasi zero. Però si parla del pianeta e diritti. Wow. Bellissimo. Zero copie.

Tornando al caviale, a furia di vedersi sbattere in faccia pittoresche storie di insalate scondite e carotine bollite, uno inizia a credere che il mondo sta per suicidarsi. Figuriamoci.

Come sempre, la verità sta nei comportamenti privati, i discorsi pubblici e pedagogici valgono il due di picche, se non meno. Nessuno ci crede, nessuno dà retta, e giustamente.

Di recente un tristellato mi ha raccontato una situazione interessante: dopo il lockdown il caviale si è venduto come se non ci fosse un domani. Non staremmo qui a fare filosofia spiccia sul perché, i motivi sono ovvi. Di sicuro accade anche in tanti altri ristoranti, però nessuno verrà ad ammetterlo pubblicamente. Perché mai, poi. Chi vuol sentirsi la prevedibile lagna e passar per privo di sensibilità e simili? D’altronde a un ristoratore cosa importa di attirarsi i pareri degli hater travestiti da moralisti non richiesti? Lo leggete ovunque, tutti recitano la parte del low profile, ci si nasconde, chi per opportunismo e chi perché, appunto, preferisce non esporsi e farsi criticare da chi di mestiere ti fa perdere tempo con discorsi non richiesti. Certo, sarebbe bello se nessuno disturbasse nessuno, però è utopia pura. A questo punto, meglio stare coperti e servire i propri clienti, in completa armonia con il mondo.

Quello che conta è il messaggio: il caviale vola. La gente ha voglia di divorare la vita. Di gratificarsi e di farlo oggi. Ha capito che non ha senso perdere il tempo, aspettando un domani che forse non sarà migliore. Per i consumi è un bene. Per il caviale di sicuro.

Ah. La foto che state ammirando è una timida prova di copertina. Risale al 2013, Good Life era ancora un contenitore maschile, la ristorazione sarebbe comparsa con prepotenza dall’anno successivo, fino a diventare poi l’unico argomento trattato. Fu un tentativo premonitore. Poi comunque ho rinunciato all’idea, senza un perché. Ora torno con forza. Per la cronaca, nella foto di Monica Cordiviola c’è Chiara Tosi. Ora iniziamo con il casting per la nuova Bellucci.

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