Si cucina di meno, si ordina di più

Se ci fosse stata la possibilità di pranzare oppure cenare al ristorante, a Natale avrebbero fatto tutti dei numeri pazzeschi.L’anno scorso andò così. Parlo di Milano. L’anno scorso si è lavorato da matti. Perfino chi aveva deciso all’ultimo. Perfino chi ha deciso di tenere aperto per la prima volta. I motivi sono tanti. Le nuove generazioni non hanno la voglia matta di stare con le mani impastate per tre giorni, le donne desiderano di festeggiare pure loro, senza dover lavare cento piatti e passare il tempo in cucina, ai fornelli. Certo, c’è ancora chi ama da morire preparare il tutto, per cui non iniziamo con “io amo cucinare per la mia famiglia e via dicendo”. In parte è vero, però nella gran parte state per lo meno esagerando. E lo sapete bene.Comunque, oltre al sacrosanto desiderio delle donne di voler splendere, ridere e sorridere a Natale senza essere stanche e stressate, ci sarebbe anche un aspetto più romantico: andando al ristorante non si corre il rischio di avere i parenti fra i piedi. Non c’è pericolo che uno si addormenti sul tuo divano, oppure che uno abbia voglia di un bicchierino in più e via dicendo. Si va al risto, dopo tre ore tutti a casa. E’ stato bello (si fa per dire), alla prossima. Lo so lo so, voi siete diversi, i vostri parenti sono fantastici, vi piace averli a tavola. Prometto che a presto faremo il gioco delle bugie, lì potrete scatenarvi.Quest’anno non si è potuto andare fuori, però non è che sia tornata la voglia matta di tirare la pasta in casa come negli anni cinquanta, come vorrebbero molte suocere arpie. Difatti il delivery ha toccato dei numeri surreali. Andrea Provenzani ha preparato 700 piatti. 700!!! Di Cracco ne abbiamo parlato: 120 ordini, numero chiuso. Si è lavorato così tanto che perfino le new entry hanno sgobbato: prendi il “300 menu” che porta la firma di Paolo Cappuccio. Cinque piatti, serviti in barattoli di vetro, il tutto a 100 euro. Non è poco, anzi, il che significa una sola cosa: stanno cambiando, e di tanto, le abitudini nelle case dei milanesi. Il delivery prende in parte il posto delle gastronomie. Aggiungo: nelle zone del centro, per cui please non tediateci con “solo chi se lo può permettere” e amenità non richieste.Pensateci: cinque anni addietro tutto questo sarebbe stato impensabile. Ora le nuove generazioni vogliono altro, si concentrano su altro, forse hanno meno abilità, voglia e pazienza per i lavori in cucina. Non è un bene, non è un male, non ha nemmeno senso stare qui a fare filosofia spiccia. E’ così e sarà sempre di più così.

Nella foto, la tarte tatin di Andrea Provenzani. la variante invernale, scalogno e gorgonzola. C’è chi ne ha ordinate sette. Si, setteLa foto è di Ioris Premoli

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