A cena con un cretino

Portate una persona a cena e capirete chi é.

Rewind. Cena nel Chianti. Qualche mese addietro. Il ristorante fresco di riconoscimento Michelin. La vista da cartolina. Posto da americani benestanti e da inglesi snob. Cipressi per chilometri. Cielo azzurro. Tutto da film hollywoodiano di una volta. Ora producono solo banalità tediose. Prima c’era molta bellezza e tanta leggerezza.

Si annunciava una serata formidabile.

E invece. Ecco la pesantezza. Siamo due coppie. L’altra, conoscevamo lei. Simpatica. Sorridente. Capelli lunghi, neri, appena ondulati. Eleganza fricchettona. Camicia bianca, jeans adolescenziali, giacca blu Armani. Imprenditrice. Donna alpha. Il problema era lui. Un mostro di saccenza non richiesta. Immaginatevi la scena. Il ristorante che più romantico non si poteva. Vista sulle colline. Quel fresco piacevole della serata fuori. E lui che ad ogni piatto ci teneva a raccontarci la storia di qualsiasi ingrediente presente nel piatto. Da dove proviene. E soprattutto i valori nutritivi di ognuno. Faceva perfino dei paragoni con altri. Era molto interessante, tipo zero. Sui vini pensò bene di tenerci un corso accelerato, altrettanto non richiesto.

Tornai nella stanza come dopo aver passato due ore in una centrifuga. Ero uno straccio. Sfiancato da tanta idiozia. Per mia fortuna non ricordo alcuna parola sua, anche perché ho il pregio di non dar mai retta alle persone. Non l’avevo ascoltato, però mi aveva spompato lo stesso. L’idea però è un’altra. Questa gente trasforma le cene in un convegno, il mangiare in una scienza esatta. Il maiale croccante non è carne da azzannare, è tema da simposio. Lo spaghetto è tutt’altro che goduria, è una lezione di chimica. La ricciola, Gesù: un tomo sui mangimi e le condizioni climatiche. Invece del piacere provi solo voglia di imbracare il fucile. Senza remora alcuna.

Non so se avete pure voi la sfiga di incontrare persone del genere.

Quello che mi faceva letteralmente impazzire era quel sorrisetto compiaciuto che esibiva ad ogni frase. Era così contento di sé stesso e così incurante di come ci sentissimo noi. Andava avanti, felice, come se fosse il narratore di un documentario sui cuccioli di panda che vedi su National Geographic. L’intonazione della voce, uguale. Ogni frase iniziava con “Lo sapevate che”. Misericordia.

Morale. Non so nemmeno se questi figuri sanno cosa possa significare la parola piacere. Opterei per il no. Chi è così a tavola, difficilmente si comporta diversamente a letto. Già me lo immagino: lei con gli occhi da cerbiatta e il corpo da pantera, lui che prima di toccarla piega per bene la camicia e i pantaloni.

Per tutta la mattinata successiva pensai alla povera moglie.

Ci sentiamo di rado. L’ho incontrata l’altro giorno. “Mi sono separata”, mi ha detto appena seduta. Il sorriso era lo stesso. Stavolta per la liberazione. Si è lasciata abbandonare sul divano, mentre a cena era tutta rigida. Per colpa del figuro. Ora spero si troverà uno che pensi più a lei che alla ricciola.

Portate le persone a cena e capirete chi sono.

Nella foto, un piatto di Michelangelo Mammoliti, uno dei miei preferiti in assoluto. Spaghetto cotto in estrazione di scampi e kafir di lime.

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