Mangiare vuol dire felicità. Solo quello.

Ricordate un anno fa, esattamente un anno fa? Gli chef facevano la gara a chi la sparasse più grossa.

Due erano le frasi che a loro piaceva recitare, perché di pura recita si trattava. Una, diventata subito lo slogan della categoria, diceva: d’ora in più utilizzerò solo materie prime italiane e di qualità eccelsa.

Ma perché, fino all’inizio della pandemia te lo impediva qualcuno? Acquistavi dei prodotti dozzinali e ora ti sei svegliato che vuoi offrire il meglio ai tuoi clienti? E chi ti impediva di ordinare prodotti nazionali? Ovviamente una volta riaperto tutto si sono dimenticati le parole dette in maniera così solenne, ma tanto era solo per sparare qualcosa ad effetto, che poi capirai che effetto.

E poi c’era quella frase pomposa che tuonava più o meno così: cambierò il menù, proporrò solo piatti semplici.

Che era come se la Ferrari si mettesse a dichiarare che inizierà a produrre delle utilitarie. Non aveva alcun senso. Evidentemente, nulla cambiò.

Poi c’era tutta quella accozzaglia di termini pittoreschi, quella saccoccia di parole a caso, dall’etica a sostenibilità e via dicendo, concetti che ormai si buttano lì come il riso quando escono gli sposi dalla chiesa.

Morale? Ovviamente non è cambiato nulla. I clienti sono andati nei soliti ristoranti, ordinando e mangiando le solite cose.

Gli chef hanno proposto i soliti piatti con i soliti prodotti ai soliti prezzi.

Forse sarebbe stato più utile concentrarsi sui conti e sui business plan, perché i guai arrivano da lì. Si vede che qualcuno avesse suggerito loro di spararla grossa sulle materie prime e simili, di mettersi in posa e dirla in maniera greve e decisa, come un giuramento militare. Va detto che ha funzionato, i momenti comici sono stati davvero tanti, ringraziamo per il divertimento. Da parte sua, la stampa che applaude in maniera ritmata come ai congressi di Ceausescu non ebbe nulla da replicare, quando mai. Pure loro andavano avanti con le lagne di sempre, sul mangiare leggero e sano, proponendo delle arzille ricette prive di calorie e di grassi, che tradotto vuol dire spesso mangiar soporifero e tediante andante.

Ricordo che il primo giorno dopo la riapertura andai da El Carnicero. Non c’era un posto. 100 coperti. Alle persone non importava nulla dei proclami. Per fortuna, aggiungerei. Accadrà così anche stavolta.

Il consiglio è di provare a cambiare strategia: iniziate a parlare di sogni e piaceri, che forse, ma dico forse, le persone vengono da voi per passare due ore piacevoli e stop. Vogliono la felicità e solo la felicità. Per i pippotti non richiesti ci sono i tanti convegni sul tema e tanti guru del menga.

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