Master in ristorazione. Dal Milanese

Pensieri e appunti sparsi raccolti durante il pranzo Dal Milanese. Luca Guelfi ha vinto prima ancora di aprire, mettendo in pratica la più semplice delle teorie commerciali: dare al cliente quello che il cliente vuole. Tanta sostanza, zero ghirigori. Ha intercettato i gusti delle persone, capendo esattamente cosa vogliono e cosa mangiano di solito: piatti semplici, conosciuti e riconoscibili, immediati e golosi. Non ha inventato nulla: ossobuco, mondeghili, vitel tonnè, risotto alla milanese, cotoletta. Ha solo avuto l’idea di proporli tutti insieme in un ambiente giovanile, colorato, fresco, classico, mentre prima per un ossobuco dovevi entrare e cenare in un ristorante un po’ fané, dove l’età media dei presenti era altina e l’atmosfera non tanto frizzante. Ambiente smart, servizio veloce, cameriere sorridenti, alcune mozzafiato, tanta leggerezza e spensieratezza: zero fronzoli, zero sofisticherie che piacciono solo alle persone che non piacciono.

E’ un ristorante per tutti e per tutti i giorni, perché oggi hai voglia del risotto, domani dello spaghetto e dopodomani della costoletta, mentre ai mondeghili non si rinuncia mai. La focaccia è semplicemente mortale, irresistibile, ti tenta e ti ammalia come una schiena arcuata.

Puoi andare con chiunque, donne raffinate e camioniste (se vi urta vi urta, io dormo comunque otto ore filate), sofisticate e semplici, contesse e studentesse, impiegate e imprenditrici, amiche e nonne. Piacerà da matti a tutte, si leccheranno le labbra, sporcheranno il tovagliolo, faranno la scarpetta, divoreranno i piatti, ma soprattutto vorranno tornare.

Di sicuro è un ristorante dove non troveranno spunti i giornalisti che si credono superiori solo perché così pensano le loro menti malate di ego marcio e pittoresco. Non ci sono appigli per buttarla in vacca con filosofie che si intrecciano, non ci sono maestri da cui prendere ispirazione, non c’è spazio per onanismo linguistico e interpretazioni incomprensibili ai più, niente di niente, nada de nada.

Semplicemente si mangia bene, i piatti sono vivi, gustosi, ricchi, golosi, si sorride, sono tutti contenti e si paga poco, 69 euro in due, miagolando per il piacere.

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